“Andiamo tutto in cloud” e “teniamo tutto in casa” sono due slogan, non due strategie. La scelta tra cloud pubblico, infrastruttura ibrida e on-premise dipende dai carichi di lavoro, dai dati, dai vincoli normativi e dalle competenze disponibili. Spesso la risposta giusta è diversa per ogni applicazione.

Le tre opzioni in breve

  • Cloud pubblico: risorse di calcolo, archiviazione e servizi erogati da un provider e pagati a consumo.
  • On-premise: server e storage di proprietà, nella sede aziendale o in un data center dedicato, gestiti direttamente.
  • Ibrido: una combinazione delle due, con collegamenti sicuri e regole chiare su cosa sta dove.

Quando conviene il cloud

  • Carichi variabili o stagionali: si paga la capacità quando serve, senza dimensionare l’hardware sul picco.
  • Nuovi progetti e sviluppo: ambienti pronti in pochi minuti, servizi gestiti per database, code, intelligenza artificiale.
  • Aziende distribuite: sedi, collaboratori remoti e clienti accedono agli stessi servizi da ovunque.
  • Backup e disaster recovery: copie fuori sede e archiviazione a basso costo, anche immutabile, senza un secondo data center.

Attenzione però ai costi a regime: per carichi stabili e intensi, il pagamento a consumo può superare il costo di un’infrastruttura propria. E servono competenze per configurare correttamente sicurezza, accessi e controllo della spesa.

Quando conviene l’on-premise

  • Carichi stabili e prevedibili, che usano molte risorse in modo continuativo.
  • Bassa latenza verso macchinari e sistemi locali, come produzione, logistica, videosorveglianza.
  • Vincoli su dati e sovranità: requisiti contrattuali o normativi su dove e come sono trattati i dati.
  • Applicazioni legacy difficili o costose da migrare.

Il prezzo è la responsabilità completa: aggiornamenti, ricambi, continuità elettrica e di rete, sicurezza fisica e logica, piani di ripristino.

Quando conviene l’ibrido

È lo scenario più frequente nelle aziende italiane, perché permette di mettere ogni carico dove rende di più. Alcuni esempi tipici:

  • gestionale e dati di produzione in sede, posta, collaborazione e backup fuori sede in cloud;
  • applicazioni stabili on-premise, ambienti di sviluppo e test in cloud;
  • capacità aggiuntiva in cloud per assorbire i picchi;
  • migrazione graduale: si sposta un servizio alla volta, senza un “big bang” rischioso.

L’ibrido funziona se è progettato: rete e collegamenti sicuri, identità e accessi unificati, monitoraggio unico, regole chiare su dove risiedono i dati.

Le domande da porsi

  1. Il carico è stabile o variabile?
  2. Quanto è sensibile la latenza?
  3. Quali vincoli normativi e contrattuali hanno i dati?
  4. Quanto costa l’opzione nell’arco di tre-cinque anni, non solo il primo?
  5. Chi gestirà l’infrastruttura, con quali competenze e quali tempi di intervento?
  6. Come si esce, se un domani si vuole cambiare fornitore o modello?

In VCG progettiamo, migriamo e gestiamo infrastrutture cloud, ibride e on-premise, partendo dall’analisi dei carichi e dei costi complessivi. Per valutare la soluzione più adatta alla tua azienda, contattaci.